Tre domande a Letizia Muratori

Mercoledì 20 giugno uscirà il nuovo romanzo di Letizia Muratori, Come se niente fosse.
Per l’occasione abbiamo rivolto tre domande tre all’autrice, sulla nascita di questo libro e su quello che verrà dopo.

1. Da dove viene questo libro?
La protagonista è una scrittrice sequestrata, è proprio il caso di dirlo, da un gruppo di lettori. Il che implica senz’altro il desiderio di raccontare qualcosa del mio mestiere. Di come, ad esempio, sono cambiati i rapporti di forza scrittore-pubblico. Qui siamo alle prese con una “scuola di lettura” che, per quanto ridicola possa apparire, è un segno interessante dei tempi. I lettori ci tengono in scacco, e questo fa parte del gioco da sempre, ma fino a che punto hanno il diritto di chiederci tutto quello che gli passa per la testa? Uno scrittore oggi può sentirsi in trappola come, al contrario, può decidere di esercitare un ruolo di pedagogo, di educatore, di consigliere spirituale. La protagonista di questo libro certo non ha la stoffa, né il carisma del maestro di vita. Senza contare che in un momento in cui i libri stessi stanno cambiando forma, non mi sembrava un gesto poi tanto gratuito mettersi nei panni di chi i libri li tira fuori dal niente. Non è – per usare un’espressione che detesto perché è orribile, e perfino il correttore automatico del computer la segna errore – autoreferenziale. Detto questo, Come se niente fosse non è un romanzo diverso dagli altri miei, e viene da quel luogo misterioso dove le storie esistono già intere, sono lì che aspettano di essere intercettate. Un po’ come un esploratore di stampo ottocentesco, quando scrivo mi inoltro in un paesaggio che ho studiato prima dell’escursione, di cui conosco alcuni tratti, ho anche il mio armamentario di bussole e mappe, ma il rischio di trovarmi di fronte a qualcosa di totalmente inatteso esiste sempre. Anni fa mi ritrovai a cena con una celebre poetessa e durante la conversazione lei si chiese cosa spingesse certi romanzieri a mettersi lì, seduti a una scrivania, magari anni, per tirar fuori alla fine un fatterello qualsiasi. Ora, al di là del tono scherzoso – alla poetessa non mancava il senso dell’umorismo – la domanda resta: cos’è che inchioda chi scrive alla storia? Nel mio caso, la voglia di svelarla, e magari scoprire che la prima pagina contiene già il seme dell’ultima.  Allora, come se niente fosse, un fatterello qualsiasi diventa una cosa viva.

2. Come lo racconteresti?
Così come l’ho scritto. Chi ha fretta, dico sul serio, consulti la quarta di copertina: è ottima.

3. A cosa stai lavorando?
La prossima sarà una storia tutta al maschile. Il confronto uomo-donna non è il mio forte. E sospetto che morirò senza sapere perché scrivo in uno stato costante di “segregazionismo sessuale”.

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  2. Io l’ho trovato interessante-avevo gia’letto ‘Sole senza nessuno’e apprezzo la scrittrice-e ho letto tra le righe..una sorta di mistero che prende con curiosita’viva fino all’ultima pagina-anzi ci si aspetta che il mistero appunto si ‘sciolga’in qualcosa di clamoroso(!)..Ma forse semplicemente cosi’e’la vita,degli scrittori magari ‘sofferti’-e anche di noi esseri normali/qualsiasi.
    Bello e da ripensare(forse da madre?)il personaggio di DIANA..
    livia

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